mercoledì 23 ottobre 2013
La vita si scarta.
La vita è fatta di tanti giorni che si scartano come sorprese. Nessuno di noi può sapere se stiamo scartando l'ultima sorpresa o soltanto la prima di una lunga serie.
giovedì 3 ottobre 2013
si parte!
Ecco che sulla preparazione della valigia può esplodere un mondo di polemiche, consigli, strategie, teorie e chissà cos'altro, da far impallidire i più grandi scienziati e psicologi. Quando si deve partire si prepara il bagaglio e per ogni occasione c'è tutto uno studio metodico.
Io per esempio faccio la valigia con una settimana di anticipo. Comincio sette giorni prima della partenza a studiare l'abbigliamento necessario, poi inizio a metterlo da parte per non usarlo a ridosso della partenza, poi faccio una lista di carta scritta a penna da tenere sulla pila di vestiti, poi il giorno prima di partire faccio il check. Altri per esempio fanno la valigia rigorosamente il giorno prima di partire, magari la selezione di ciò che vogliono portare la studiano mentalmente. Alcuni fanno la valigia senza nemmeno pensarci, assidui viaggiatori. Mille modi di preparare il proprio bagaglio possono stupire ed incuriosire tutti noi, quando ci confrontiamo su questo tema. Dividere il bagaglio in due parti, uno destinato a rimanere a mano, a portata, pronto per l'uso, l'altro destinato ad essere stivato.
Che sia vacanza o lavoro, ognuno prepara le cose che sembrano indispensabili: asciugacapelli, paia di scarpe, pigiami, guanti, costumi, accappatoi... Libri. Siamo tutti in preda a piccole crisi di panico o di identità quando dobbiamo fare la valigia prima di partire. Ci facciamo assediare le mura di cinta della mente da domande ed ipotesi varie sull'utilità di ogni oggetto.
Noi abituati a non farci mancare nulla dobbiamo decidere attentamente cosa eliminare dalla lista delle priorità e cosa inserire nell'elenco delle necessità. Facciamo un balletto di ipotesi e riflessioni che a volte ci aiuta anche a capire meglio il nostro stile di vita, il nostro modo di accontentarci, il nostro universo materiale. Balliamo quel po' che ci rende elettrici mentre accatastiamo i nostri trofei di consumo per poi adagiarli nella valigia.
Viaggiatori occasionali o incursori smaliziati del mondo, camminatori timorosi o disegnatori di sentieri, comodoni e poltroni da villaggio turistico o avventurieri curiosi ed instancabili. Noi siamo tutto questo e molto più. Ogni viaggio che ognuno di noi compie nella propria vita ha il sapore di emozione, di febbricitante scalpitìo. Noi siamo tutto questo e molto più!
Carta di viaggio alla mano, senza riserve, intraprendiamo ogni viaggio che programmiamo o che altri hanno impacchettato per noi. Soldi alla mano iniziamo, senza riserve, ogni conquista momentanea di territori che abbiamo selezionato o che altri hanno ipotizzato per noi.
Siamo tutti piccoli Colombo che a bordo del proprio vascello solcano mari sconfinati per approdare dove sembra che nessuno sia mai stato prima. Siamo tutti piccoli Galilei che si illuminano davanti alla rotondità di un pianeta che ci fa girare.
E via il caricabatterie, lo spazzolino, il dentifricio, poi via anche tutto il resto del beauty case, di seguito il vestito buono per la sera che vogliamo essere belli, sotto mettiamo la maglietta per dormire e quelle altre per stare di giorno, poco impegnative. Di lato le scarpe, le scarpe che hanno vinto il concorso del compromesso tra "volume che occupano in valigia-resa agli occhi stranieri-abbinamento con vestiario selezionato".
Io adoro fare la valigia! Adoro quel senso di organizzazione che mi nasce dentro quando le mie ipotesi si annullano, si confrontano, si descrivono in formule matematiche. Fare la valigia per noi esseri umani "normali" è il momento più bello di tutto il viaggio! Fare la valigia per noi esseri umani è come "Il Sabato Del Villaggio"!
Vacanze invernali, vacanze estive, soggiorni premio, viaggi di lavoro, fughe d'amore... Tutti ci trasformiamo in frizzanti esserini che si coccolano nello scegliere le proprie indispensabili cosette.
Per non parlare della tecnologia poi... Potrei aprire un capitolo a parte solo per dipingere la follia cubista che avvolge la mente malata di quei "tecnolomani" che in vacanza, per una settimana, non si fanno mancare computer portatili, navigatori, tablet, bussole ad energia atomica... Lampade a lava....
Si controlla il peso della nostra opera d'arte sulla bilancia di casa per non rischiare di eccedere (mai una volta che la bilancia di casa indica il peso che poi ci vediamo sbattere in faccia al check-in) e poi si va via di casa. Ultimo controllo nelle tasche per evitare che suoni tutto l'armamentario anti terrorismo, ultima riflessione mentale per ricordare se l'acqua è stata chiusa, se il gas è stato chiuso, se le serrande sono state chiuse, se la porta è stata chiusa... insomma l'ultimo controllo sulla soglia di casa è per assicurarsi che partendo ritroveremo tutto quello che lasciamo, lì dov'è. E via!
Alla grande, il nostro viaggio inizia nel migliore dei modi! Valigia iper controllata, orario perfetto e mille-mila pensieri e speranze!
Noi. Questo siamo noi. Noi che una casa ce l'abbiamo. Noi. Noi che un ritorno ce lo siamo programmato pur facendo i conti con quel senso di evasione che sempre ci accompagna in viaggio. Noi.
Non loro... Non loro che hanno lasciato tutto quel poco che avevano su quella maledetta spiaggia, di notte, mentre dubbi al posto di speranze e aspettative tagliavano loro la voce in gola. Non loro. Noi ma non loro. Niente bagaglio, niente valigia per loro, niente pezzetti irrinunciabili da tenere al seguito. Noi. Non loro. Buttati come animali da macello sulla zattera del mattatoio con nessuna carta di viaggio in mano o in tasca. Noi. Non loro. Loro sono morti senza il caricabatterie, senza asciugacapelli, senza crema antirughe. Morti.
Loro hanno messo nel loro bagaglio solo e soltanto la loro vita disperata che non vale nemmeno un caricabatterie. Loro hanno messo nel loro bagaglio solo e soltanto la loro vita disperata che non vale nemmeno un asciugacapelli o un vestito buono, e l'hanno pure perso.
Partire senza valigia significa partire senza nulla da riportare indietro perché tutto quello che avremmo potuto voler riportare indietro non vale di più di una speranza senza fondamenta.
Io per esempio faccio la valigia con una settimana di anticipo. Comincio sette giorni prima della partenza a studiare l'abbigliamento necessario, poi inizio a metterlo da parte per non usarlo a ridosso della partenza, poi faccio una lista di carta scritta a penna da tenere sulla pila di vestiti, poi il giorno prima di partire faccio il check. Altri per esempio fanno la valigia rigorosamente il giorno prima di partire, magari la selezione di ciò che vogliono portare la studiano mentalmente. Alcuni fanno la valigia senza nemmeno pensarci, assidui viaggiatori. Mille modi di preparare il proprio bagaglio possono stupire ed incuriosire tutti noi, quando ci confrontiamo su questo tema. Dividere il bagaglio in due parti, uno destinato a rimanere a mano, a portata, pronto per l'uso, l'altro destinato ad essere stivato.
Che sia vacanza o lavoro, ognuno prepara le cose che sembrano indispensabili: asciugacapelli, paia di scarpe, pigiami, guanti, costumi, accappatoi... Libri. Siamo tutti in preda a piccole crisi di panico o di identità quando dobbiamo fare la valigia prima di partire. Ci facciamo assediare le mura di cinta della mente da domande ed ipotesi varie sull'utilità di ogni oggetto.
Noi abituati a non farci mancare nulla dobbiamo decidere attentamente cosa eliminare dalla lista delle priorità e cosa inserire nell'elenco delle necessità. Facciamo un balletto di ipotesi e riflessioni che a volte ci aiuta anche a capire meglio il nostro stile di vita, il nostro modo di accontentarci, il nostro universo materiale. Balliamo quel po' che ci rende elettrici mentre accatastiamo i nostri trofei di consumo per poi adagiarli nella valigia.
Viaggiatori occasionali o incursori smaliziati del mondo, camminatori timorosi o disegnatori di sentieri, comodoni e poltroni da villaggio turistico o avventurieri curiosi ed instancabili. Noi siamo tutto questo e molto più. Ogni viaggio che ognuno di noi compie nella propria vita ha il sapore di emozione, di febbricitante scalpitìo. Noi siamo tutto questo e molto più!
Carta di viaggio alla mano, senza riserve, intraprendiamo ogni viaggio che programmiamo o che altri hanno impacchettato per noi. Soldi alla mano iniziamo, senza riserve, ogni conquista momentanea di territori che abbiamo selezionato o che altri hanno ipotizzato per noi.
Siamo tutti piccoli Colombo che a bordo del proprio vascello solcano mari sconfinati per approdare dove sembra che nessuno sia mai stato prima. Siamo tutti piccoli Galilei che si illuminano davanti alla rotondità di un pianeta che ci fa girare.
E via il caricabatterie, lo spazzolino, il dentifricio, poi via anche tutto il resto del beauty case, di seguito il vestito buono per la sera che vogliamo essere belli, sotto mettiamo la maglietta per dormire e quelle altre per stare di giorno, poco impegnative. Di lato le scarpe, le scarpe che hanno vinto il concorso del compromesso tra "volume che occupano in valigia-resa agli occhi stranieri-abbinamento con vestiario selezionato".
Io adoro fare la valigia! Adoro quel senso di organizzazione che mi nasce dentro quando le mie ipotesi si annullano, si confrontano, si descrivono in formule matematiche. Fare la valigia per noi esseri umani "normali" è il momento più bello di tutto il viaggio! Fare la valigia per noi esseri umani è come "Il Sabato Del Villaggio"!
Vacanze invernali, vacanze estive, soggiorni premio, viaggi di lavoro, fughe d'amore... Tutti ci trasformiamo in frizzanti esserini che si coccolano nello scegliere le proprie indispensabili cosette.
Per non parlare della tecnologia poi... Potrei aprire un capitolo a parte solo per dipingere la follia cubista che avvolge la mente malata di quei "tecnolomani" che in vacanza, per una settimana, non si fanno mancare computer portatili, navigatori, tablet, bussole ad energia atomica... Lampade a lava....
Si controlla il peso della nostra opera d'arte sulla bilancia di casa per non rischiare di eccedere (mai una volta che la bilancia di casa indica il peso che poi ci vediamo sbattere in faccia al check-in) e poi si va via di casa. Ultimo controllo nelle tasche per evitare che suoni tutto l'armamentario anti terrorismo, ultima riflessione mentale per ricordare se l'acqua è stata chiusa, se il gas è stato chiuso, se le serrande sono state chiuse, se la porta è stata chiusa... insomma l'ultimo controllo sulla soglia di casa è per assicurarsi che partendo ritroveremo tutto quello che lasciamo, lì dov'è. E via!
Alla grande, il nostro viaggio inizia nel migliore dei modi! Valigia iper controllata, orario perfetto e mille-mila pensieri e speranze!
Noi. Questo siamo noi. Noi che una casa ce l'abbiamo. Noi. Noi che un ritorno ce lo siamo programmato pur facendo i conti con quel senso di evasione che sempre ci accompagna in viaggio. Noi.
Non loro... Non loro che hanno lasciato tutto quel poco che avevano su quella maledetta spiaggia, di notte, mentre dubbi al posto di speranze e aspettative tagliavano loro la voce in gola. Non loro. Noi ma non loro. Niente bagaglio, niente valigia per loro, niente pezzetti irrinunciabili da tenere al seguito. Noi. Non loro. Buttati come animali da macello sulla zattera del mattatoio con nessuna carta di viaggio in mano o in tasca. Noi. Non loro. Loro sono morti senza il caricabatterie, senza asciugacapelli, senza crema antirughe. Morti.
Loro hanno messo nel loro bagaglio solo e soltanto la loro vita disperata che non vale nemmeno un caricabatterie. Loro hanno messo nel loro bagaglio solo e soltanto la loro vita disperata che non vale nemmeno un asciugacapelli o un vestito buono, e l'hanno pure perso.
Partire senza valigia significa partire senza nulla da riportare indietro perché tutto quello che avremmo potuto voler riportare indietro non vale di più di una speranza senza fondamenta.
lunedì 2 settembre 2013
La Legge è (più o meno) Uguale Per Tutti
Bloggare sul concetto dell'inesistenza di una reale manifestazione o applicazione della giustizia superiore ad ogni essere vivente è inutile, anacronistico, noioso, banale e pure poco furbo. Infatti non lo farò. Bloggare sul concetto dell'inesistenza di una reale manifestazione o applicazione della giustizia superiore ad ogni essere vivente in questo frangente (per non dire periodo) di storia italiana poi è ancora più inutile, anacronistico, noioso, banale e decisamente non furbo. Diciamo che la faccenda ridicola di Berlusconi ha monopolizzato i media, massacrato un vasto numero di organi riproduttivi maschili e gettato, agli occhi degli osservatori internazionali, tonnellate di spazzatura sul popolo italiano. Nessun commento in merito farò in questa sede se non esprimere velocemente che ritengo penoso anche solo che si sia discusso di fare eccezioni in merito al suo allontanamento dalla scena politica del paese.
Quindi visto che bloggare sul concetto dell'inesistenza di una reale manifestazione o applicazione della giustizia superiore ad ogni essere vivente è quello che non ho intenzione di fare, vorrei solo soffermarmi un istante su quello che potrebbe essere il motivo, o uno dei motivi, per cui la giustizia teorica non trova praticamente mai applicazione nella vita e nella società degli uomini. Tutti noi possiamo essere osservatori ed in certi casi, rimanendo qualche istante fermi a pensare, possiamo sviluppare delle teorie. Farò questo... Faccio questo: Teorizzo sul più e sul meno. Teorizzo per puro diletto personale. Trovo sciocco sprecare riflessioni senza concedere loro un minimo di importanza o la possibilità di rendermi un pochino più evoluto di uno scarafaggio che reagisce agli stimoli.
Perché la legge che gli uomini si sono sempre sforzati, si sforzano di scrivere, sembra essere solo un buon proposito e nulla più? Perché gli uomini hanno sempre parlato e parlano di leggi e di giustizia come concetti astratti, relegandoli in quei polverosi scatoloni mentali che parcheggiano insieme a speranze e sogni che nessuno ha mai realizzato? Perché la cultura popolare insegna proverbi tipo "San Giusto è morto impiccato"? Perché i giusti sono da sempre martiri? Perché non si scardina in nessun modo questa potenza che combatte e vince da sempre, che inesorabilmente sconfigge la giustizia?
La mia riflessione:
La risposta a tutte queste domande è semplice. La risposta a tutte queste domande è semplice e tutti la conoscono. La risposta a tutte queste domande è semplice e tutti la conoscono, ma nessuno vuole gettare la spugna accettando che sia incontrovertibile. La risposta c'è. La spiegazione al fatto che gli uomini siano incapaci di vivere in una condizione di giustizia generale c'è ed è tanto ovvia quanto facile.
La mia teoria:
La risposta è che la giustizia teorica, depositata nel nostro intimo intelletto, non esiste, non può esistere e quindi resta presente nella filosofia dell'uomo, come una costante, resta presente nella filosofia dell'uomo proprio perchè fa parte di quei concetti irraggiungibili che l'uomo insegue da sempre. L'uomo insegue ciò che non può raggiungere. L'uomo insegue ciò che non può raggiungere, ciò che idealizza. L'uomo arde dentro di un fuoco infernale, alla ricerca di tutto ciò che non trova a portata di mano per saziare quella fame e quella sete di supremazia.
L'uomo è l'animale alla conquista del mondo che ha sempre dimostrato avidità, quell'animale innaturale, quell'animale sovrannaturale che riesce a ribellarsi alle basiche leggi della natura, quell'animale superiore per ingegno a tutti gli altri, quell'animale che non si è mai preoccupato di comprendere i meccanismi che regolano i meravigliosi equilibri della natura se non per approfittarne. L'uomo è quell'animale straniero che popola la terra senza averne diritto, senza essere accettato, senza meritarlo.
Questa è la mia risposta alla domanda, alle domande, ai dubbi sull'utopia della giustizia teorica.
Come può l'individuo umano rispettare il macrocosmo e sacrificasi nel suo rispetto, quando il proprio egoismo ne annulla l'infinito senso di maestosità per soffocarlo con la forsennata ricerca di soddisfazione di quelle necessità banali gridate dal proprio microcosmo? L'uomo non ha giustizia perché dentro al proprio spirito non ne vuole. L'uomo brama la giustizia, si batte per averla, soffere, rinuncia, muore in nome della giustizia ma solo per ostentare la propria forza. Non può esistere giustizia dentro uno spirito affamato, non può saziarsi la fame di uno spirito instabile. Non c'è meraviglia che incanti gli occhi chiusi di un uomo che vive per se stesso, per il potere di essere e mostrarsi. Non esiste meraviglia che incanti gli occhi chiusi, stretti con forza. Mai sarà giustizia nell'uomo... solo convenienza e accomodazioni.
E' il potere. Il potere che alcuni individui ricevono o si arrogano che ci rende competitivi oltre ogni forma di rispetto. Senza il bisogno di potere saremmo un grande oceano limpido che onda su onda, goccia su goccia, splende sotto la luce del sole. Il potere... ma questa è un'altra storia...
Colonna sonora:
Stardust - Music Sounds Better With You
The Supermen Lovers (feat. Mani Hoffman) - Starlight
Modjo - Chillin
Modjo - No more tears
Daft punk - club soda
Aerodynamic-Daft Punk
Robert Miles - Children
Robert Miles - Children
Nightcrawlers - Push The Feeling On (****)
Sonique It Feels so Good
Modjo - Lady (Hear Me Tonight)
Mike Oldfield - Muse
Ludovico Einaudi.
Quindi visto che bloggare sul concetto dell'inesistenza di una reale manifestazione o applicazione della giustizia superiore ad ogni essere vivente è quello che non ho intenzione di fare, vorrei solo soffermarmi un istante su quello che potrebbe essere il motivo, o uno dei motivi, per cui la giustizia teorica non trova praticamente mai applicazione nella vita e nella società degli uomini. Tutti noi possiamo essere osservatori ed in certi casi, rimanendo qualche istante fermi a pensare, possiamo sviluppare delle teorie. Farò questo... Faccio questo: Teorizzo sul più e sul meno. Teorizzo per puro diletto personale. Trovo sciocco sprecare riflessioni senza concedere loro un minimo di importanza o la possibilità di rendermi un pochino più evoluto di uno scarafaggio che reagisce agli stimoli.
Perché la legge che gli uomini si sono sempre sforzati, si sforzano di scrivere, sembra essere solo un buon proposito e nulla più? Perché gli uomini hanno sempre parlato e parlano di leggi e di giustizia come concetti astratti, relegandoli in quei polverosi scatoloni mentali che parcheggiano insieme a speranze e sogni che nessuno ha mai realizzato? Perché la cultura popolare insegna proverbi tipo "San Giusto è morto impiccato"? Perché i giusti sono da sempre martiri? Perché non si scardina in nessun modo questa potenza che combatte e vince da sempre, che inesorabilmente sconfigge la giustizia?
La mia riflessione:
La risposta a tutte queste domande è semplice. La risposta a tutte queste domande è semplice e tutti la conoscono. La risposta a tutte queste domande è semplice e tutti la conoscono, ma nessuno vuole gettare la spugna accettando che sia incontrovertibile. La risposta c'è. La spiegazione al fatto che gli uomini siano incapaci di vivere in una condizione di giustizia generale c'è ed è tanto ovvia quanto facile.
La mia teoria:
La risposta è che la giustizia teorica, depositata nel nostro intimo intelletto, non esiste, non può esistere e quindi resta presente nella filosofia dell'uomo, come una costante, resta presente nella filosofia dell'uomo proprio perchè fa parte di quei concetti irraggiungibili che l'uomo insegue da sempre. L'uomo insegue ciò che non può raggiungere. L'uomo insegue ciò che non può raggiungere, ciò che idealizza. L'uomo arde dentro di un fuoco infernale, alla ricerca di tutto ciò che non trova a portata di mano per saziare quella fame e quella sete di supremazia.
L'uomo è l'animale alla conquista del mondo che ha sempre dimostrato avidità, quell'animale innaturale, quell'animale sovrannaturale che riesce a ribellarsi alle basiche leggi della natura, quell'animale superiore per ingegno a tutti gli altri, quell'animale che non si è mai preoccupato di comprendere i meccanismi che regolano i meravigliosi equilibri della natura se non per approfittarne. L'uomo è quell'animale straniero che popola la terra senza averne diritto, senza essere accettato, senza meritarlo.
Questa è la mia risposta alla domanda, alle domande, ai dubbi sull'utopia della giustizia teorica.
Come può l'individuo umano rispettare il macrocosmo e sacrificasi nel suo rispetto, quando il proprio egoismo ne annulla l'infinito senso di maestosità per soffocarlo con la forsennata ricerca di soddisfazione di quelle necessità banali gridate dal proprio microcosmo? L'uomo non ha giustizia perché dentro al proprio spirito non ne vuole. L'uomo brama la giustizia, si batte per averla, soffere, rinuncia, muore in nome della giustizia ma solo per ostentare la propria forza. Non può esistere giustizia dentro uno spirito affamato, non può saziarsi la fame di uno spirito instabile. Non c'è meraviglia che incanti gli occhi chiusi di un uomo che vive per se stesso, per il potere di essere e mostrarsi. Non esiste meraviglia che incanti gli occhi chiusi, stretti con forza. Mai sarà giustizia nell'uomo... solo convenienza e accomodazioni.
E' il potere. Il potere che alcuni individui ricevono o si arrogano che ci rende competitivi oltre ogni forma di rispetto. Senza il bisogno di potere saremmo un grande oceano limpido che onda su onda, goccia su goccia, splende sotto la luce del sole. Il potere... ma questa è un'altra storia...
Colonna sonora:
Stardust - Music Sounds Better With You
The Supermen Lovers (feat. Mani Hoffman) - Starlight
Modjo - Chillin
Modjo - No more tears
Daft punk - club soda
Aerodynamic-Daft Punk
Robert Miles - Children
Robert Miles - Children
Nightcrawlers - Push The Feeling On (****)
Sonique It Feels so Good
Modjo - Lady (Hear Me Tonight)
Mike Oldfield - Muse
Ludovico Einaudi.
martedì 27 agosto 2013
Attenti al lupo
C'era una volta Lucio Dalla che cantava le canzoni della musica italiana. Un giorno Lucio Dalla e Ron decidono di mettere giù "Attenti Al Lupo", perché per chi non lo sapesse "Attenti Al Lupo" l'ha scritta Ron.
Quel giorno (in TV c'era Fantastico 11 presentato dal Pippo Nazionale Baudo "l'ho inventato io") la canzone arrivò nelle case degli italiani e poi pure nelle classifiche.
Chi mai avrebbe scommesso il contrario??
Sono così ventitré anni oggi che gli italiani, di ogni età, associano il concetto di fare attenzione al lupo come metafora del pericolo generico ed astratto alla canzone di Lucio.
Attenti Al Lupo...
Eppure mi sembra di non vedere una grande attenzione al lupo da parte di nessuno. Eppure mi sembra di vedere un grande senso di superficialità da parte di tutti i cittadini dello Stivale. Forse Lucio voleva farci comprendere un senso del pericolo più vasto di quello facilmente riconducibile all'animale carnivoro e predatore. Forse noi non l'abbiamo capito.
E' importante stare attenti ai lupi ogni minuto. E' importante riconoscere i lupi che si cela no dietro le facce umane accondiscendenti di chi ogni giorno ci propina la solita vita. E' importante stare sempre in guardia.
"C'è una casetta piccola così" su cui vogliono farci pagare l'IMU... ma la casa dovrebbe essere un bene di nessuno che copre l'esistenza di un individuo senza conferire pretese economiche...
C'è sempre l'uomo che torna tardi dal lavorare... il lavoro non deve mai essere un sacrificio....
Troppe cose... Troppe.
Quel giorno (in TV c'era Fantastico 11 presentato dal Pippo Nazionale Baudo "l'ho inventato io") la canzone arrivò nelle case degli italiani e poi pure nelle classifiche.
Chi mai avrebbe scommesso il contrario??
Sono così ventitré anni oggi che gli italiani, di ogni età, associano il concetto di fare attenzione al lupo come metafora del pericolo generico ed astratto alla canzone di Lucio.
Attenti Al Lupo...
Eppure mi sembra di non vedere una grande attenzione al lupo da parte di nessuno. Eppure mi sembra di vedere un grande senso di superficialità da parte di tutti i cittadini dello Stivale. Forse Lucio voleva farci comprendere un senso del pericolo più vasto di quello facilmente riconducibile all'animale carnivoro e predatore. Forse noi non l'abbiamo capito.
E' importante stare attenti ai lupi ogni minuto. E' importante riconoscere i lupi che si cela no dietro le facce umane accondiscendenti di chi ogni giorno ci propina la solita vita. E' importante stare sempre in guardia.
"C'è una casetta piccola così" su cui vogliono farci pagare l'IMU... ma la casa dovrebbe essere un bene di nessuno che copre l'esistenza di un individuo senza conferire pretese economiche...
C'è sempre l'uomo che torna tardi dal lavorare... il lavoro non deve mai essere un sacrificio....
Troppe cose... Troppe.
mercoledì 14 agosto 2013
Luce o amore
Il velo di seta di uno sguardo fugace si posa sulle spalle scoperte ed attraenti della bellezza. Solo pochi istanti. Solo pochi istanti si sofferma prima di essere soffiato via dal vento della passione saziata. Nessuna bellezza fine a se' stessa, seppur infinita, ha mai saputo trattenere poco più che semplici sguardi o attenzioni sommarie, appena appagate infatti, esse spariscono.
Le spalle della bellezza nascosta invece celano il sudore della meraviglia sconfinata e dell'impegno che vengono da dentro, schivano qualsiasi sguardo superficiale per catturare, un'unica volta, la profondità della vista completa. La vista dell'amore. La vista dell'amore non teme di venir accecata dall' inconsistenza della bellezza bensì ammutolisce ogni bagliore per accendere l'unico lume eterno. L'unico lume che sarà la guida per una vita intera e oltre.
A lungo ho ceduto alla debolezza dei miei sguardi illudendomi di vedere quello che soltanto adesso riconosco di poter contemplare e ammirare.
Non potrei mai amarti solo per la tua bellezza. Io ti amo perché il tuo infinito brillare risplende da dentro. Se l'amore è la luce della vita tu sei la mia piccola candela da proteggere, intima. Io ti amo perché non temi sudore, non temi le mani sporche, non temi di mostrare la tua totale devozione, consapevole del mio totale rispetto.
Continua...
martedì 6 agosto 2013
troppe cose
Avrei troppe cose da dire oggi, così come avrei avuto troppe cose da dire ieri o l'altro ieri. Sempre troppe cose il mio corpo nudo seduto sulla sedia reinventata avrebbe da dire. Forse un giorno le dirò, forse no, forse in parte... Ora solo muscoli indolensiti e cervello affaticato. sderedde.
giovedì 1 agosto 2013
Ciao Silvio, ora vai a fanculo!
Ho sentito parlare di politica e magistratura per una vita, ho sentito parlare di strategie politiche e favoritismi e strumentalizzazioni della magistratura per una vita, ho sentito parlare politici e magistrati per una vita. Poi ho sentito un giudice parlare di un politico ed il concetto era "condanna".
Oggi, primo agosto 2013 ho solo una parola che mi campeggia nella testa "condanna". Silvio Berlusconi, dopo 20 anni di esistenza dubbia nella mia mente è finalmente stato illuminato dalla luce della giustizia ed è diventato ufficialmente un criminale condannato. Silvio Berlusconi è stato condannato oggi a 4 anni di reclusione per frode fiscale. Non è stato condannato per aver scopato con una minorenne per soldi, ma per frode fiscale, per tradimento del paese che vorrebbe rappresentare, per furbizia fraudolenta. Silvio Berlusconi è ufficialmente un criminale finalmente!
Da oggi in poi non voglio più sentire esseri umani che difendono la condotta di quest'uomo che per anni è stata improntata sulla propria difesa personale a discapito della verità e della trasparenza. Da oggi in poi non voglio più parlare con chi tenta di difendere un uomo che ha rubato al paese Italia la dignità, la serietà, la volontà di fare bene. Da oggi in poi Silvio Berlusconi è un pregiudicato e chiunque tenti di scagionarlo per me sarà bandito dalla definizione di "essere pensante".
Ciao Silvio, ora vai a fanculo nella tua villa di merda fatta di sangue e sudore e non farti più vedere, cerca pure un fantoccio che possa prendere il tuo posto di pagliaccio, io stasera brindo alla vittoria della giustizia perché raramente la giustizia alza la testa davanti alla prepotenza della forza economica.
Ciao Silvio, ora vai fanculo nella tua villa di merda da solo (non come un cane perché i cani hanno molta più dignità di te) che noi abbiamo da fare, molto da fare per ritornare ad essere un popolo, un paese, una realtà rispettabile.
Spero solo che la popolazione italiana possa comprendere la differenza tra chi ruba e chi non vuole rubare...
Oggi, primo agosto 2013 ho solo una parola che mi campeggia nella testa "condanna". Silvio Berlusconi, dopo 20 anni di esistenza dubbia nella mia mente è finalmente stato illuminato dalla luce della giustizia ed è diventato ufficialmente un criminale condannato. Silvio Berlusconi è stato condannato oggi a 4 anni di reclusione per frode fiscale. Non è stato condannato per aver scopato con una minorenne per soldi, ma per frode fiscale, per tradimento del paese che vorrebbe rappresentare, per furbizia fraudolenta. Silvio Berlusconi è ufficialmente un criminale finalmente!
Da oggi in poi non voglio più sentire esseri umani che difendono la condotta di quest'uomo che per anni è stata improntata sulla propria difesa personale a discapito della verità e della trasparenza. Da oggi in poi non voglio più parlare con chi tenta di difendere un uomo che ha rubato al paese Italia la dignità, la serietà, la volontà di fare bene. Da oggi in poi Silvio Berlusconi è un pregiudicato e chiunque tenti di scagionarlo per me sarà bandito dalla definizione di "essere pensante".
Ciao Silvio, ora vai a fanculo nella tua villa di merda fatta di sangue e sudore e non farti più vedere, cerca pure un fantoccio che possa prendere il tuo posto di pagliaccio, io stasera brindo alla vittoria della giustizia perché raramente la giustizia alza la testa davanti alla prepotenza della forza economica.
Ciao Silvio, ora vai fanculo nella tua villa di merda da solo (non come un cane perché i cani hanno molta più dignità di te) che noi abbiamo da fare, molto da fare per ritornare ad essere un popolo, un paese, una realtà rispettabile.
Spero solo che la popolazione italiana possa comprendere la differenza tra chi ruba e chi non vuole rubare...
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